L’ARTISTA E IL CASO

Di Gino Colla

C’è stata a Udine una interessante mostra fotografica di Francesco Comello, intitolata “Yo soy Fidel”. La mostra recepiva foto scattate al funerale di Fidel, a Cuba, e poi dopo, in seguito alla lettura delle lettere di Tutino a Fidel, nel ritorno all’isola caraibica. Tra queste, una foto rappresenta un bambino, ritratto nella Baia dei Porci, mentre, vestito da Zorro, lancia un sasso contro il mare, quasi a voler respingere simbolicamente degli invasori, così come accadeva nella storia degli anni 60. L’interessante è che questa foto è stata casuale, nel senso che l’artista si è trovato questo bambino mascherato lì, in quel momento.

Il tema dell’artista e della casualità del suo fare, è anche oggetto di un’intervista apparsa su Artribune, con Giorgio Griffa. L’intervistato dice che, nel suo agire di pittore “segue l’evento che avviene dipingendo, un segno dopo l’altro, cercando di dimenticare sé stesso”, e subito dopo, che “l’arte non è mai casuale”.

Yung scriveva che “nulla accade per caso”, e tale tema è rilevante in psicoanalisi, in quanto il sintomo, ossessivo o maniacale, rivela un ritorno del rimosso, che provoca dolore.

Cosa c’entra il caso con il sintomo? C’entra, eccome. La psicoanalisi appunto, tende non a eliminare il sintomo, ma a farselo proprio e in qualche modo a cambiare il nostro atteggiamento verso noi stessi. Il passato non è mai una ripetizione, se sappiamo leggerlo con pazienza e serenità.

Non è mai ripetitivo, perché dall’analisi, usciamo elaborando le perdite che abbiamo subito, la perdita di quel Io che muta nel tempo.

Quindi ci costruiamo un percorso, che non finirà mai ma che porterà ad una responsabilità del nostro agire e non a lamentarci o incolpare gli altri. Siamo noi che costruiamo il nostro destino. L’importante è rendersene conto e renderci protagonisti del nostro modo di essere.

Eraclito lasciò alcune frasi, che valgono ancor oggi, a distanza di millenni. Una di queste è che “Il carattere dell’uomo è il suo destino”.

Questo processo di riconoscimento del Sé (diverso dall’Io) genera anche creatività, perché ogni sogno è diverso e enigmatico, ma la massa non ricorda i propri sogni. L’artista, ma anche l’uomo sensibile, segue il suo Daimon e si fa attraversare dal Desiderio, che non gli appartiene, ma che gli viene incontro e che lui, con il silenzio e la costanza, saprà riconoscere.

Il caso non ha cittadinanza nell’essere che cerca la consapevolezza.

Post a comment