ADE

Di Chiara Filipponi

Tra arte e mitologia

Per l’appuntamento di questo mese con le divinità dell’antica Grecia, abbiamo pensato di parlarvi di Ade, il dio degli Inferi, di tutto ciò che è ultramondano e afferente alla morte, perfetto contraltare al protagonista dello scorso mese, Apollo, il quale, al contrario, rappresentava la vita nella sua forma più pura.

Come Apollo, alla guida del carro dorato del Sole, anche Ade ha un proprio cocchio, pur decisamente diverso: se il primo è di fuoco e luce, il secondo viene descritto dai miti come terrificante, trainato da quattro cavalli neri, Aetone, Meteo, Nonio e Abaste.

Ade, tuttavia, al contrario di Apollo, non è uno dei figli di Zeus; è anch’esso figlio di Crono e di Rea, quindi fratello di Zeus. Infatti, secondo il mito fu Ade insieme ai fratelli Zeus e Poseidone a ribellarsi contro il padre e ad architettare uno stratagemma per poterlo abbattere definitivamente. A seguito della loro vittoria su Crono, i tre fratelli si spartirono il mondo dividendolo in tre reami: inferi, mari e il cielo, assegnati rispettivamente ad Ade, Poseidone e Zeus.

La mitologia che si concentra sul dio degli Inferi è meno ricca di quanto si potrebbe pensare, e ciò, forse, in virtù della natura in sé misteriosa e oscura degli Inferi, e, di conseguenza, del loro signore. Tuttavia, ciò che è stato tramandato dalla mitologia ci permette di ricostruire la figura di un dio potente, dedito al suo ruolo di governatore dell’aldilà ma non per questo esente da comportamenti emotivi e impulsivi tipici degli dei dell’antica Grecia. Una sua caratteristica viene più volte esplicitata dai racconti: era di fattezze spaventose, al punto tale che le donne ne rifuggivano la vista.  Anche la sua corte era costellata di personaggi altrettanto terrificanti, quali, ad esempio, i demoni della morte (Thanatos), i demoni della violenza della tempesta (Arpie), i demoni del rimorso e della maledizione divina (Erinni), e i demoni della morte violenta in battaglia (Keres), per citarne alcuni. Va inoltre ricordato il celebre cane a tre teste, Cerbero, che faceva da guardiano agli Inferi. Accanto a questo suo lato oscuro, vi era per gli antichi greci anche un altro ruolo da attribuire al dio degli Inferi, e cioè quello di conoscitore e dispensatore delle ricchezze celate nella terra.

Come primo mito riferito a Ade è necessario citare quello del ratto di Persefone, divenuta poi regina degli Inferi, dal quale si evince che nemmeno Ade, nascosto nell’Oltretomba, poteva dirsi immune alle passioni. Una delle numerose versioni del mito racconta che il dio, avendo visto la giovane Persefone in un campo intenta a cogliere un Asfodelo, simbolo degli Inferi, se ne innamorò e la rapì immediatamente, portandola con sé negli Inferi. La madre di Persefone, Demetra, dea dell’agricoltura e delle sementi, si lanciò nella più disperata delle ricerche per nove giorni; grazie all’intervento di Ecate e di Helios, riuscì a scoprire che sua figlia si trovava nell’Ade. Demetra, in preda al dolore e al risentimento, scatenò una terribile carestia sulla terra, la quale avrebbe sicuramente portato allo sterminio dell’umanità se Zeus non fosse intervenuto, nel tentativo di riconciliare suo fratello e la dea delle sementi. Il re dell’Olimpo inviò il suo messaggero, Hermes, a intimare ad Ade la restituzione di Persefone. Ade acconsentì; tuttavia, egli diede alla fanciulla dei semi di melograno da mangiare, legandola di fatto al regno degli Inferi. Infatti, coloro che si fossero nutriti dei frutti dell’Ade sarebbero stati legati per sempre al regno degli Inferi. Poiché Demetra, offesa per la seconda volta, era in procinto di scatenare nuovamente le sue ire sulla terra, Zeus si pose come mediatore ed elaborò un compromesso: Persefone sarebbe rimasta negli Inferi per tanti mesi quanti erano i semi dell’Ade da lei ingeriti, e per la restante parte dell’anno si sarebbe recata sulla terra per stare al fianco di sua madre Demetra. Con l’alternanza della presenza di Persefone sulla terra e negli Inferi, il mito trovava un’origine divina al susseguirsi delle stagioni.

Altri miti ricalcano il modello dei più conosciuti miti relativi a Zeus, raccontando le prodezze amorose di Ade alle spalle della moglie Persefone. Uno dei più celebri di questo filone è quello della ninfa Menta, del quale Ade si era invaghito. La ninfa, che ricambiava le attenzioni del dio, osò rivolgersi direttamente a Persefone, facendosi vanto delle sue abilità amorose e del suo fascino. Naturalmente, la regina degli Inferi si adirò moltissimo, al punto tale da fare a pezzi il corpo della ninfa. Ade, mosso a pietà di fronte al triste destino di Menta, le concesse di trasformarsi nell’erba profumata che ne porta il nome. Tuttavia, le ire di Persefone la trovarono ancora, e la condannarono alla sterilità: non avrebbe mai prodotto fiori. Simile vicenda è quella che riguarda Leuce, una ninfa oceanina rapita da Ade e poi trasformata da Persefone in un pioppo bianco nell’Oltretomba.

La figura del dio degli Inferi è anche parte attiva in numerosi miti che riguardano gli eroi, quali il mito di Orfeo ed Euridice, ma anche quelli di Teseo, Piritoo ed Eracle; costoro sono fra i pochi mortali ad aver avuto l’onore di incontrarlo. Infatti, a differenza di altre divinità del Pantheon greco, Ade non era solito trascorrere tempo al di fuori del suo regno e non si manifestava con facilità ai mortali.

Il mito della catabasi di Teseo e Piritoo nell’Oltretomba presenta diverse versioni, delle quali la più celebre racconta che i due eroi, legati da una profondissima amicizia, avessero stabilito di rapire Elena, sorella dei Dioscuri e figlia di Zeus e Leda, in modo tale che uno dei due la potesse prendere in moglie. Colui che fosse rimasto privo di una compagna avrebbe avuto diritto all’aiuto dell’altro per catturare un’altra delle figlie di Zeus. Così Teseo, che aveva ottenuto di sposare Elena, dovette acconsentire a seguire Piritoo negli Inferi allo scopo di ottenere da Ade Persefone in moglie. Infatti, Piritoo, ispirato da un ironico responso dell’oracolo di Delfi, si era convinto di poter chiedere la mano della regina degli Inferi. Ade, fingendo ospitalità, li accolse e ascoltò l’assurda richiesta di Piritoo, per poi trarre i due eroi in inganno facendoli sedere su due sedie incantate: si trattava delle sedie dell’oblio, alle quali i due sarebbero per sempre rimasti legati, prigionieri dell’Ade. Fortunatamente Eracle, sceso agli inferi per compiere una delle sue fatiche e imprigionare il cane Cerbero, riuscì, grazie anche all’intervento di Persefone, a strappare Teseo e Piritoo alle sedie maledette e a ricondurli sulla terra. Nella versione raccontata da Virgilio, quando Teseo morì e tornò agli Inferi Ade lo costrinse nuovamente a occupare la sedia dell’oblio, questa volta per sempre.

Dalla mitologia che lo riguarda è quindi possibile ricostruire la figura di un dio ambiguo, sfuggente, difficilmente mosso a pietà dalle sofferenze umane, e caratterizzato da una forte intelligenza, propensa all’inganno. È interessante sottolineare anche il fatto che, per quanto il dio degli Inferi fosse rispettato e noto nell’antica Grecia, il suo culto non era particolarmente sviluppato e spesso veniva associato al culto di Persefone.

 

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