ARTE E IMPOSSIBILE

Di Gino Colla

In questi giorni è accaduto il fatto incredibile di un atleta che rimarrà senza la possibilità di camminare per delle pallottole sparate per sbaglio da due delinquenti che passavano in moto.

Derrida scriveva che l’Evento, con la E maiuscola, ci sorprende e non può essere addomesticato. Vicino a tale concetto è la nozione di impossibile, ciò che esce dalla logica passata degli eventi. Impossibile è uno spartiacque, una diga sul fiume inquieto del passato. Almeno per noi umani è così. È una limitazione alla padronanza dei fatti, che ci aiuta a sentirci forti e padroni del nostro destino.

Per riuscire a accettare l’impossibile, dobbiamo cominciare a riflettere, o meglio, a ritornare sulla nostra psiche, dove l’inconscio non può essere nominato, rappresentato, vissuto, se non con l’abbandono della identità unitaria e conoscibile.

L’arte, che sappiamo essere un linguaggio diverso dalla parola (Lacan direbbe strutturata come l’inconscio, ma le motivazioni ci porterebbero lontano), sta cercando di rappresentare l’impossibile, forse anche il tremendo, ciò che Freud chiamerebbe anche perturbante.

Sul tremendo, un bel libro, L’atlante delle emozioni, dedica un capitolo, dove, tra l’altro, si nomina e si illustra il Giudizio universale della Cappella Sistina.

Più modestamente, invece, vorrei fare un accostamento con un artista di Rovigo, Alessandro Sambini, presso lo stand della Galleria Michela Rizzo di Venezia, ad Arte Fiera. L’opera ivi rappresentata è la frammentazione in immagini dei passaggi della palla nello Stade de France, a Parigi, prima dello scoppio della bomba dell’Isis fuori dallo Stadio stesso (era in corso la partita Francia Germania).

L’artista di questo farà una performance con calciatori ancora da scegliere, che copieranno i passaggi ivi avvenuti nei 16 minuti e 24 secondi precedenti all’Evento (da qui il nome dell’opera stessa 1624). L’interessante, alla fine, è cercare di elaborare ciò che è imprevedibile, e che, in taluni casi fa la differenza tra il mondo era prima e dopo di tale fatto.

Accettare il destino è possibile, solo se può essere elaborato dentro di noi, senza rimuoverlo (in fondo è così anche per la morte). E per concludere in ambito filosofico, torniamo ad Aristotele, e la forza della Tyche, che ci fa cogliere, se ne siamo capaci, la differenza tra il prima e il dopo.

La libertà, scriveva Placido, è quella di un capostazione, che può anticipare o posticipare la partenza di un treno, ma solo all’interno di un orario che è già stato prestabilito.

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