Valle dei Templi di Agrigento e Arte contemporanea: il successo di un progetto

Di Gianna Ganis

Quasi un milione di visitatori nel 2018 e 5 milioni e mezzo di entrate sono solo alcuni dati che emergono dal “Rapporto di sostenibilità sociale, economica e culturale del Parco archeologico della Valle dei Templi” di Agrigento ,dati che denotano l’eccellenza di un progetto globale di valorizzazione e riqualificazione di un luogo meraviglioso in quanto nella Valle oltre a turisti e visitatori, si producono vino, olio, grano, pistacchi per concessione demaniale di territori a destinazione agricola. Per i servizi aggiuntivi del Sistema parco si sono potuti assumere 43 giovani molti laureati riuscendo così ad aggiudicarsi il premio “Paesaggio italiano” per l’innovazione e la collaborazione tra pubblico e privato. Fiore all’occhiello di questo già ottimo progetto è stata la collaborazione con il genio controverso di Jan Fabre  per l’esposizione Jan Fabre – Ecstasy & Oracles, della scorsa estate. L’ultima trovata dell’artista di Anversa, noto per la sua ricerca nell’ oltrepassare le barriere espressive, ha dato vita a un percorso intenso di circa 50 opere, tra note e inedite, che si snodavano tra siti archeologici, luoghi di culto e monumenti di Agrigento e Monreale. Un vero e proprio percorso alla scoperta di quel sottile ma viscerale legame tra Cristianesimo e paganesimo, tra vita e morte.

 

E a fare la differenza, rendendo la mostra a tratti inedita, è stato il dialogo instaurato tra i lavori dell’artista fiammingo e le sedi che li ospitano. Le opere sicuramente più spettacolari hanno interagito con la storia millenaria di Akragas, nella Valle dei Templi. Qui tra tartarughe, Cassandre e divinità elleniche, il genio di Jan Fabre si è insinuato nel tessuto della Sicilia più ancestrale cimentandosi con il tema degli oracoli, in un confronto con la civiltà classica.


Nei pressi dei templi di Giunone e Zeus, due sculture in bronzo a grandezza naturale, L’uomo che dirige le stelle e L’uomo che dà il fuoco, avevano stabiliscono un rapporto con gli imponenti resti dei templi dedicati alle divinità elleniche, nel continuo tentativo dell’umanità di tendere all’eterno. Ma il lavoro meglio riuscito proprio perchè creato appositamente per il luogo è stata la performance presentata su 5 grandi schermi, nei pressi del tempio della Concordia. Qui la performer/sacerdotessa Stella Hottler si muoveva in una sorta di estasi mistica, rievocando il mito della profetessa Cassandra, condannata da Apollo a non essere mai creduta, e la pratica oracolare della Pizia, senza il cui responso in Grecia non si fondavano città né si iniziavano guerre. Intorno a lei, camminavano enormi tartarughe di terra, animali oracolari per eccellenza: una performance in cui Fabre ha affidato il proprio confronto con il significato più viscerale e contemplativo della pratica oracolare, legata alla natura e ai suoi elementi. I gemiti estatici e orgasmici della baccante contemporanea riecheggiavano violentemente per tutta la Valle, e lasciavano interdetti, stupiti e irritati proprio perchè riportavano a galla e senza vergogna gli istinti primordiali in fondo mai sopiti, in quella terra in cui il mito è nato e continua a prosperare.

Così Jan Fabre, da moderno sciamano, ha generato un itinerario di bellezza che coniugava contemplazione, memento mori, misticismo e fede proprio per riconciliarci con le nostre radici più profonde. L’artista moderno Prometeo ha cercato, nonostante la fragilità della sua natura umana, di preservare la fiamma dell’arte e dell’ingegno, strumenti con i quali sfidare la fugacità del tempo, emulando gli antichi greci che, innalzando i magnifici templi, riuscirono a guadagnarsi l’immortalità nella storia.

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